«Tanto, tanto tempo fa la nostra Infanta Imperatrice era malata e stava per morire, perché aveva bisogno di un nome nuovo che poteva darle solo un figlio dell’uomo.
Ma gli uomini non venivano più in Fantàsia e nessuno sapeva perché. E se lei fosse morta, sarebbe stata la fine anche di Fantàsia. Finché un bel giorno arrivò un essere umano, un bambino, e diede all’Infanta Imperatrice il nome di … . Lei tornò in buona salute e per ringraziarlo gli promise che nel proprio Regno tutti i suoi desideri si sarebbero realizzati, fino a quando avesse trovato la sua Vera Volontà. Da allora il bambino iniziò un lunghissimo viaggio, da un desiderio all’altro, e ogni desiderio che si realizzava lo conduceva a un altro. E non erano soltanto desideri buoni, bensì anche cattivi. Ma l’Infanta Imperatrice non fa differenza, per lei tutto è ugualmente importante e nel suo Regno tutto vale allo stesso modo. Però, per ogni desiderio esaudito, il bambino perdeva una parte dei ricordi del mondo dal quale era venuto. A lui non importava molto, perché, tanto, non ci voleva più tornare. Così continuava a desiderare e desiderare, e alla fine aveva speso quasi tutti i suoi ricordi, senza i quali non si possono avere desideri. Ormai non era quasi più un essere umano, era diventato piuttosto molto simile a un fantasiano. E la sua Vera Volontà non l’aveva ancora trovata. A questo punto, c’era il grave pericolo che consumasse anche i suoi ultimi ricordi senza venire a capo di nulla. E così non sarebbe potuto tornare mai più nel suo mondo.
Da ultimo, la sua strada lo portò alla Casa che muta, perché vi restasse fino a quando non avesse trovato la sua Vera Volontà. La Casa che muta, infatti, non si chiama così soltanto perché cambia se stessa, ma perché cambia anche quelli che ci abitano. E questo era molto importante per il bambino, perché fino a quel momento egli aveva sempre voluto essere un altro, ma non aveva mai desiderato di cambiare se stesso. »

Michael Ende, La Storia Infinita.

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