
Anna è l’anziana del villaggio. Saluta dalla piccola porta di legno della sua casa e m’invita a prendere un caffè del quale già sento il profumo. Salgo ossequiosa, felice di un invito che mi scalda.
Al piano terra della sua casa c’è la stalla, dove abitano la mucca Fontana e il suo vitellino, le galline livornesi e il gallo rosso e nero. Anna, mille volte al giorno, scende i ripidi scalini di pietra per dar loro da mangiare; dopodiché pulisce la stalla e porta via il letame, storta sulle gambe magre, con una carriola arrugginita. Poi sale poco più su, nel prato sotto il pino cembro, ad accompagnare le galline nel pollaio dove trascorrono la giornata. È così bello vedere questa donnina con il berretto giallo condurre le galline che la seguono fedelmente, conversando con loro, come il pifferaio magico. La sera, per proteggerle dalla volpe, le riaccompagna nella stalla e, quando alle galline tocca di restar dentro, si affacciano alla finestra.
Anna ha un corpo esile e curvo; capelli bianchi arruffati da cui spuntano, profondi, due occhi azzurrissimi. I suoi occhi parlano, ma non vogliono raccontare proprio tutto della vita difficile che hanno vissuto.
Spesso, prima di andare a fare una camminata, passo a salutarla: mi fa sedere davanti a lei, al tavolino zeppo di riviste, la tazzina del caffè appena bevuto e il barattolo del miele, immancabile. Mi dice di stare attenta: ma è un suggerimento dato così, per dovere; in realtà sa perché vado sola in montagna, ama anche lei la libertà e il silenzio, e mi racconta di come erano belle le viole del pensiero verso i laghi; qualche volta gliele porto.
A giugno prepariamo insieme l’acqua di san Giovanni, mettendo a bagno l’iperico, le violette, la calendula e tutti i fiori di cui sono tempestati i campi; sono contenta perché gliel’ho insegnato io. Per ringraziarmi mi fa portare a casa la sua minestra di patate che mi pare una delizia.
Una volta mi ha regalato un ciondolo a forma di quadrifoglio, quasi scusandosi perché di poco valore: per me era uno smeraldo prezioso.
Anna si chiamava come mia madre e l’ultima volta che l’ho vista mi ha preso le mani e mi ha detto: Che bella che sei! Ho desiderato me l’avesse detto mamma; ma forse, in qualche modo, le è stata messaggera.
Ora abito la sua casa e, a volte, sento il suo profumo.
- Il Barmetto di Estoul (prossima apertura: giugno 2026)
- Il mio atelier
- La Stalla di Anna



