❀ La Bottega è un luogo dove… la ghianda può scoprirsi e svilupparsi.
Dicevo nello scorso articolo (qui). E torno ai corsi di disegno, nella Bottega, per arrivare alla ghianda.*

Tutti i miei corsi sono dedicati e pensati per chi ama dipingere e disegnare. Uso volutamente la parola amore perché fondamentale è la motivazione con la quale si intraprende (o si fa intraprendere al proprio figlio o figlia) questo tipo di cammino. Per i bambini è assolutamente indispensabile che si divertano a dipingere, che trascorrano buona parte del loro tempo scarabocchiando e colorando (e così anche per gli adulti). Non sono ripetizioni: un’idea simile sarebbe profondamente infelice a causa della natura stessa del disegno e della pittura che, specialmente se utilizzati come strumento creativo dai bambini, non devono essere giudicati, né corretti o migliorati.

Inoltre, non sono interessata a fornire ai miei piccoli allievi una particolare abilità tecnica affinché primeggino o siano competitivi con i loro coetanei (aborro la competitività in gran parte delle sue forme). Quello che m’interessa è dar loro una possibilità di stare bene, di esprimersi e, per farlo, aiutarli a scoprire gli strumenti che hanno a disposizione, imparando sì la tecnica al meglio delle loro possibilità, ma al servizio dell’espressione personale e non di un risultato estetico convenzionalmente accettato. Per far ciò è necessario che i bambini, prima ancora del talento artistico, prima di essere dotati (o non essendolo affatto!) debbano avere una vera motivazione: quel fuoco che obbliga loro stessi spontaneamente a ricercare il disegno o la pittura come attività prevalenti o, comunque, assidue.

Non so se la motivazione di cui parlo sia la ghianda di Hillmann, certo è che quest’immagine mi affascina e mi colpisce: «… e non è la ‘motivazione’ la spinta della quercia dentro la ghianda, o, per meglio dire, la ‘quercità’ della ghianda? ». James Hillman, Psicologo analista junghiano, ci racconta questa affascinante storia: “Prima della nascita, l’anima di ciascuno di noi sceglie un’immagine o disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve un compagno che ci guidi quassù, un daimon, che è unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, dimentichiamo tutto questo e crediamo di esserci venuti vuoti. È il daimon che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto, è lui dunque il portatore del nostro destino. […] La teoria della ghianda dice che io e voi e chiunque altro siamo venuti al mondo con un’immagine che ci definisce. Ciascuno di noi incarna l’idea di se stesso. E questa forma, questa idea, questa immagine non tollerano eccessive divagazioni.” (James Hillman, Il codice dell’anima, Adelphi 1997.)

Sì, mi piace pensare che da me vengano bimbi che devono coltivare la propria ghianda, o un aspetto di essa, e che da lei siano chiamati.

*ricordo che questi articoli sono piccoli stralci dalla mia tesi Bimbi a Bottega ed Arteterapia, conclusione della formazione in arteterapia presso la scuola C.R.E.T.E di Firenze (2013-2015), e sono contrassegnati da questo simbolo: ❀

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