Salita al Rifugio Guide D’Ayas, 3420m, da Saint Jacques, Val d’Ayas
Su quella guglia nera il rifugio sembra incastonato in un mondo irraggiungibile. Intorno, cascate vestite di pizzo, lingue di ghiaccio scendono e si modellano come argilla bianca, boati e rimbombi di roccia che precipita.
Salendo su, tra massi levigati e lunari, incontro laghetti ramati e immobili; ascolto il torrente che nasce dal nevaio e ha la voce allegra di bimbo che gioca; più giù bofonchia e brontola come un ragazzo poi, piano piano, da adulto si calmerà e si adagerà nella pianura, in pace come un vecchio. Il sentiero è attraversato da rivoli d’acqua che scivolano fuori dal ghiaccio disseminato di pietre, piccole e puntute.
Amo follemente questo paesaggio antico, ancestrale, con l’acqua che sgorga dal ghiaccio: l’Origine della Vita.
Arrivo al rifugio stanca ma appagata, con un sorriso stampato in faccia e forse un po’ scemo. Ma anche gli altri sorridono e sono felici di essere arrivati lassù, pur affaticati dalla pietraia e dall’ultimo tratto attrezzato. Siamo in cima al mondo, in un paradiso meraviglioso e reale.
Osservo ogni dettaglio, da conservare dentro: un ragazzo con una fascia di lana a righe colorate e i riccioli che esplodono là dove la fascia non riesce più a contenerli. Una splendida coppia padre e figlia appena tornati dal Polluce ricoperti di corde e moschettoni: lei piccola, asciutta, ma con un’energia focosa, come i suoi capelli rossi; lui con occhi ridenti e in pace con il mondo, si vede che sono a casa, sono belli.
Dalla cucina del rifugio “Rimmel” di De Gregori mi fa venire l’umido agli occhi, come sempre.
Entro e il Che mi dà il benvenuto con “Hasta la Victoria siempre”. Mi faccio servire da un’enorme teiera di alluminio un tè nero che mi rinfranca e mi scalda le punte delle dita.
Fuori scrivo, giro, fotografo, mangio il mio panino, bevo due tazze di tè caldo, contemplo.
Osservo una farfalla rossa, uccellini con le ali e la coda bianche che svolazzano insieme prima di qua e poi di là, a spiluccar briciole; corvi dal becco giallo che fanno cri cri invece di cra cra e che quindi decido non siano affatto corvi ma gracchi alpini.
Potrei stare qui tutto il giorno. Ma bisogna – sempre – tornare.


























