«Un pittore all’inchiostro di china prende posto davanti agli allievi.
Esamina i pennelli e li dispone lentamente per l’uso, macina accuratamente il colore, raddrizza la lunga e sottile striscia di carta che sta davanti a lui sulla stuoia, e finalmente,
dopo essersi trattenuto un certo tempo in profonda concentrazione,
in cui sembra irraggiungibile, con pennellate rapide e sicure traccia un’immagine
che non richiede né tollera correzioni.»

Eugen Herringel, Lo Zen e il tiro con l’arco

La mia fascinazione nei confronti del mondo orientale nasce ben prima della lettura di Herringel, giunta dal meraviglioso percorso dell’arteterapia, ma trova in questo passo un legame profondo con ciò che avviene in me, libera dalle commissioni, nell’istante in cui mi trovo davanti alla carta bianca, ancora integra dai solchi della mia matita e immacolata dai colori del mio pennello.

Le arti orientali, cinese e giapponese, hanno sempre fluttuato nella mia mente, apparendo e scomparendo, senza chiarezza d’intenti, senza uno studio approfondito, ma come candele a illuminare un piccolo sentiero a lato delle mie fantasie creative.

Candele provenienti dal cinema, in primo luogo, e poi da libri, mostre, idee.

«Il fiore perfetto è una cosa rara.
Se si trascorresse la vita a cercarne uno, non sarebbe una vita sprecata.»
dal film L’ultimo Samurai

Il film L’ultimo Samurai (di E.Zwick, 2003), è stata una di queste luci; l’idea della “troppa mente”  e del fiore perfetto mi accompagnano ancora e da quest’ultima (ma non solo…) è nata l’immagine che apre questo articolo.

(Qui  la scena “no mente”; Qui la prima scena del fiore;  la seconda scena del fiore è l’ultima del film, dunque, se non l’avete visto e non volete spoiler... non guardatela: qui)

In seguito la luce si è trasformata in sussurro quando, nell’ultima mia visita nella splendida Torino, mi ha chiamata a visitare il Museo dell’arte orientale  dove ho viaggiato tra marionette, ombre cinesi, statue indù e buddha in meditazione (e ho incontrato Ganesha che mi fa compagnia, con il suo mantra, quando fatico a concentrarmi: Qui), fino ad arrivare alle armature dei samurai e a stampe meravigliose per la loro perfezione e semplicità, in attesa silenziosa di sguardi attenti.

Da queste luci e sussurri nasce l’idea, semplice, di una giornata immersa nelle suggestioni dell’arte giapponese, per nutrirsi, in primo luogo, di immagini e suggestioni (con tè verdi e qualche dolcetto!) e, poi creare, cercando di raggiungere quello stato di profonda concentrazione del pittore che si accinge a tracciare sulla carta le sue linee sicure e incancellabili.

Sulla Casa dell’Arte, che presenta l’evento, e da cui nasce tutto, vi racconterò un’altra volta…

Le informazioni sull’evento di domenica 2 aprile, che non si sarebbe potuto realizzare senza Yukako Yoshida e Maggi Caredddu, cui va tutta la mia riconoscenza, le trovate nella prima immagine della galleria, Arte, Natura e antichi riti giapponesi: disegno,  pittura e  scrittura in libertà immersi  nelle suggestioni della filosofia zen.

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