Prendendo spunto da una Conversazione, passando per la Creatività, arrivando a una Vocazione (prendendola larga…)

Qualche giorno fa un amico, girovagando con lo sguardo nel mio studio, si è soffermato sulla copertina di un libro esposto nella vetrina in cui custodisco alcuni oggetti.
Il libro che ha attirato la sua attenzione è stato “Sono una snob? di Virginia Woolf.
L’inevitabile domanda che è seguita è stata se io fossi una snob.

Prima di tentare di rispondere alla spinosa questione, un brevissimo accenno al libriccino di cui, in tutta onestà, ricordavo molto poco…
La scrittrice, nel suo saggio, afferma che “lo snob è una creatura inconsistente, senza cervello (oh povera me! N.d.r.), così poco soddisfatta della propria posizione che per darsi un po’ di spessore non fa che sventolare in faccia agli altri titoli e onorificenze, affinché si convincano, e convincano lui stesso, di ciò di cui in realtà non è affatto convinto: che anche lui, o lei, è una persona importante.”
A dirla tutta, non sono molto d’accordo, poiché penso allo snob come una persona che, nel profondo, si sente veramente superiore agli altri, per estrazione sociale, per cultura o per altri motivi che per lui, o per lei, sono indiscutibilmente segno di una sostanziale e particolarissima eccellenza.
Lo sfoggio presuntuoso mi pare più una caratteristica dei narcisisti (insicuri) alla cui categoria spero fortemente di non appartenere (e tantomeno credo vi appartenesse Virginia Woolf).

Io non so se mi si possa definire una snob. Pare che lo appaia, in certe occasioni, ma -giuro!- non è mia intenzione e, se velatamente lo fossi, scaricherei senza pudore la responsabilità all’ambiente in cui sono vissuta durante la mia infanzia e adolescenza che, diciamolo, un po’ snob era.

Ma, se parliamo di Creatività, cosa sulla quale qui, infine, desidero soffermarmi (l’avevo detto che l’avrei presa larga), no, non sono snob, nella maniera più assoluta.

E come potrei? Dal liceo classico (che un po’ snob è), sono balzata alla Scuola Internazionale di Comics, una “casa” abitata da tutti i colori, gusti, provenienze culturali e sociali dove la tavolozza che ci univa e alla quale attingevamo era unica per tutti: la passione per l’Arte (gli snob non arriccino il naso se chiamo Arte il fumetto!), per la Narrazione (idem), per il linguaggio grafico (idem?).

Aneddoto: non dimenticherò mai una mia vecchia conoscenza, di professione medico, che, quando scoprì che avevo frequentato la scuola di fumetti mi disse con agghiacciante candore: “Se mio figlio volesse frequentare la scuola di fumetti mi suiciderei” (E poi sarei io, la snob, pfui).

La Creatività, dicevo, non può essere snob. Nei miei corsi non mi stanco mai di ripetere che da ogni linguaggio può nascere un’idea, può arrivare l’ispirazione; che ogni nutrimento, anche quello apparentemente più umile e insignificante, può essere prezioso e fecondo per nutrirla. Un libro illustrato può far sognare, un fumetto d’autore può far viaggiare nel tempo, una fotografia, una rivista, la visita di una mostra, anche di un perfetto sconosciuto, possono illuminare delle stanzette chiuse che abitano dentro di noi e far nascere nuove idee.
E la creatività non si nutre solo d’immagini, ma di musica, suoni, idee, racconti di vite vissute, profumi, passeggiate, nuotate e navigazioni in mari di tutti i colori e tutte le profondità (omaggio all’amico!).

A questo punto non può che tornarmi in mente un pensiero che scrissi qualche anno fa sul fugace diario di facebook: abbiate indulgenza per l’autocitazione, vi ricorro solo per ritrovare un’idea di vocazione che mi aveva illuminata. Una di quelle immagini che hai sempre avute ma non sei mai riuscito a esprimere se non ricorrendo a un discorso lungo e farraginoso (un po’ come adesso…). Quest’idea la trovai scritta in un libro che stavo leggendo, “La Trama Lucente, che cos’è la creatività, perché ci appartiene, come funziona” di Annamaria Testa (conoscerete il suo blog, ricco di tutto ciò che vogliamo sapere sulla creatività). Oggi sono andata a recuperare quel passo e trovo che in realtà non si trattava di un pensiero di Annamaria Testa ma nientedimeno che di James Hillman, illustre psicoanalista junghiano, che lei a sua volta cita e che io allora nemmeno conoscevo, ma oggi è uno dei miei Maestri più amati, lo psicanalista delle immagini, del Blu: meravigliosa coincidenza (o sincronicità, visto che abbiamo scomodato Jung)!

Nelle sue parole ho ritrovata la mia idea, limpida, chiara e luminosa, della quale sono sempre più convinta e che guida e nutre tutto ciò che creo. E che scrissi in quel vecchio post di quattro anni fa:

“Finalmente so cosa voglio essere da grande. Annamaria Testa, nel suo “La Trama Lucente” (e ora correggo: James Hillman) dice che per Nutrire la Creatività nell’orizzonte del bambino dovrebbero essere compresi tipi eccentrici e vecchie signore un po’ strambe.
Ecco: da grande voglio diventare una Vecchia Signora un po’ Stramba.”

E le vecchie signore un po’ strambe no, non sono snob.

4 Commenti

  • Anna M. Penco ha detto:

    Ciao, Maria! Ho letto con interesse quanto hai scritto e devo farti proprio i miei complimenti, perché , oltre ad essere un’artista nella pittura, sai anche scrivere molto bene, rivelando un animo estremamente sensibile e ricco di sfumature. È bello averti conosciuta un pochino di più. E per me non sei proprio una snob!

    • Maria ha detto:

      Grazie infinite Anna Maria!!! Mi piace scrivere, e mi fa piacere se, nel mio piccolo, riesco a comunicare qualcosa in più di me, Grazie ancora!

  • Claudia ha detto:

    Sei bellissima stramba creativa e per niente snob !!! Fortunatissimi i tuoi allievi grandi e piccoli che possono espandere allungare colorare far roteare a testa in giù rivoluzionare far sparire e riapparire … e reinventare le loro stanzette interiori poco abitate o forse ancora in penombra ! Sai trasmettere tanto entusiasmo e amorevole tenacia ! Fai pure arricciare il naso agli altri, certo, che si scandalizzino pure della tua ricerca instancabilmente libera e multiforme ! Continua a danzare e camminare sui tuoi impervi e coloratissimi sentieri, ‘ché realtà e immaginazione, come vita e morte, suono e silenzio, luce e ombra, del resto sono facce della stessa…spirale
    (precisazione quantistica e un po’ ironic-snob della sottoscritta: medaglia o cerchio sono ormai sorpassati e bidimensionali)

    • Maria ha detto:

      Ma grazie! Che lucente e musicale messaggio (che vedo dopo due mesi precisi precisi perché non sarò snob ma molto imbranata con questi mezzi sì), da rileggere ogni sera 😉
      Grazie.

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